Un GAL è fatto “della stessa materia di cui sono fatti i bi-sogni”.
L’oggetto di riflessione su cui ci concentriamo è quello della declinazione del concetto di “cultura” in relazione alla natura e alle finalità delle Agenzie di sviluppo locale fondate sui principi dello “sviluppo locale guidato dalle comunità” (CLLD).
In particolare, il laboratorio aperto da Zolla riguarda le modalità di interazione con le comunità locali dal punto di vista comunicativo: interpretando la cultura in termini gramsciani ovvero come percezione di sé e della “relazione con tutti gli altri esseri” appare evidente la piena sovrapposizione con il tratto ontologico stesso dei GAL: stimolare consapevolezza e “guidare” energie comunitarie verso visioni e progettualità condivise. La comunicazione “orientata” e l’ascolto sono le pietre angolari su cui è costruito l’intero approccio LEADER e la “funzione” preposta è quella della cosiddetta “animazione della strategia”, che funziona un pò come un cuscinetto a sfera utile a ridurre gli attriti fisiologici tra bisogni e volontà territoriali e architettura di delivery delle politiche di sostegno e coesione.
Inquadrato da questa prospettiva (l’unica possibile?) il GAL non solo assume una caratterizzazione distintiva che gli garantisce il meritato status di esperienza “di punta” nel panorama degli strumenti di sviluppo “place based”, ma diventa una struttura fondamentale prevalentemente per il ruolo interstiziale[1] che assume in questo equilibrio perenne tra solidità istituzionale e dinamismo dal basso.
È necessario che il GAL “struttura” sia riconosciuto pienamente come soggetto fondamentale nella catena di messa a terra delle politiche rurali ma sempre più viene il dubbio che sia il caso di porre in essere delle misure compensative che lascino spazio alla natura ibrida, prossima e, in qualche modo “artigianale”ma vicina ed autentica che costituisce il patrimonio genetico del GAL.
E questa natura ibrida e artigianale i GAL dovrebbero rivendicarla come presupposto stesso alla propria esistenza. Con il passare del tempo, al contrario, sembra di assitere ad un graduale ed inesorabile calo dell’intensità con cui i nostri GAL rivendicano questa natura, preoccupati dalla ricerca spasmodica di una iper-legittimazione istituzionale che rischia di tramutarsi in una comunicazione di sé percepibile come spuria, posticcia.
“Una cultura non può evolversi senza una narrazione onesta e possente” – ROBERT MCKEE (Story)
L’autenticità, l’autocritica, l’autoironia, l’empatia e mix espressivo sono gli elementi su cui vogliamo scommettere…
Probabilmente i nostri territori non aspettano altro che poter essere ascoltati, compresi e accolti, prima di essere promossi, valorizzati, frequentati, attraversati, masticati…ma noi sempre più ossessionati, in fondo, a parlare di noi…concentrati a dare prova dell’efficacia dell’azione di sostegno per legittimare il nostro ruolo agli occhi dei livelli di governance superiori.
Non stiamo dicendo che bisogna cambiare pelle e modalità, non siamo scanzonati sognatori che non fanno i conti con la realtà delle cose: affermiamo solo la necessità di avere uno spazio, un momento per poter affrontare in modo per nulla serioso, questioni estremamente serie che ci stanno a cuore. Vogliamo auto-criticarci per migliorare e uscire dal seminato, per slacciare la cravatta e togliere le scarpe coi tacchi.
Zolla, figlia illegittima del LEADER nasce con questo intento e le sue ambizioni sono chiare: partire dal ruolo della cultura per dare vita e dignità a persone, luoghi, reti. Ripetiamo: non fraintendete,
non è un capriccio da sognatori…interpretare la cultura come cosa viva e strumento di ascolto ci sta portando a risultati anche operativi estremamente interessanti: aprire al diverso senza l’urgenza di doversi qualificare ci ha spinto su terreni “avanguardistici” sui quali stiamo costruendo opportunità professionali, servizi di accompagnamento, vere e proprie reti “AKIS”
Perché se i GAL sono l’ibridazione migliore che le politiche di sviluppo locale abbiano prodotto nel tempo, non si può dimenticare che la loro forza sta tutta nell’ essere un meticciato socio-politico-economico e pure tecnico e amministrativo.
Che sia questo il momento giusto per rimescolare gli ingredienti di una narrazione ONESTA e POSSENTE ?
[1] in sociologia o filosofia, definisce un’azione, un movimento o un soggetto che opera “nelle crepe” o negli spazi lasciati liberi dalle grandi strutture di potere o dal sistema principale.








