Nel corso di 25 anni sono nati in Italia 200 Gruppi di Azione Locale che hanno raggruppato più di 13.400 fra Enti Pubblici e privati in oltre 5.100 Comuni sparsi in tutte le regioni. Grazie al sistematico ascolto delle comunità locali, i GAL hanno promosso negli anni una molteplicità di iniziative di sviluppo rurale, valorizzando risorse umane, organizzative e tecniche e sperimentando in forma integrata numerosi progetti di carattere innovativo.
Il radicamento territoriale e l’approccio partecipativo hanno permesso ai GAL di sostenere una gran varietà di progetti e di esperienze imprenditoriali, ma anche di conoscere da vicino criticità e problematiche dei territori e quindi di avere una precisa conoscenza dei bisogni delle comunità locali.
Uno dei bisogni rilevato in maniera sempre più ricorrente su scala nazionale concerne il problema dell’abbandono dei boschi e delle aree agricole incolte. Risultato di processi decennali di emigrazione e spopolamento delle aree montane e collinari e del declino delle economie agro-silvo-pastorali, il fenomeno si è spesso associato a progressive frammentazioni delle proprietà fondiarie e a situazioni di vero e proprio oblio, con l’impossibilità di ricondurre le aree forestali ai loro proprietari.
L’abbandono è un problema rilevante per il nostro paese perché implica un incremento dei fattori di rischio e insieme uno spreco di saperi e opportunità. Al diffondersi dell’incuria e della dimenticanza corrisponde infatti un aumento della vulnerabilità degli habitat agli eventi climatici avversi, e quindi maggiori rischi di dissesti idrogeologici, incendi, smottamenti, cedimenti strutturali. D’altro canto, l’abbandono comporta anche una penosa perdita di saperi professionali, memorie, mestieri, competenze, talvolta accumulati nel corso dei secoli, nonché l’inutilizzo di risorse naturali che potrebbero invece essere utilmente rigenerate sia dal punto di vista paesaggistico, sia dal punto di vista produttivo e sia dal punto di vista sociale.
Per contrastare il fenomeno, sono apparse negli ultimi tempi iniziative sperimentali di gestione associata delle proprietà che hanno preso varia veste giuridica: associazioni forestali, associazioni fondiarie, consorzi forestali, accordi di foresta, cooperative di comunità, foreste modello. In tutti i casi esperimenti tesi a creare nuovi sistemi di governance unitaria atti a facilitare la ricomposizione fondiaria, prevenire i rischi, valorizzare paesaggio e biodiversità e favorire usi socialmente ed economicamente produttivi di boschi e poderi.
Alcune di queste sperimentazioni sono state attivamente incoraggiate e sostenute dai GAL, che hanno così potuto apprezzarne gli esiti e verificare l’interesse suscitato tra i soggetti coinvolti. Anche alla luce di tali esperienze, la promozione dell’associazionismo fondiario e forestale si configura come un ambito d’azione su cui le nostre organizzazioni sono chiamate a fare un significativo investimento nei prossimi anni.
Esso costituisce infatti non solo un filone di attività pienamente coerente coi nostri principi e le nostre metodologie, ma anche un ambito in cui possiamo effettivamente giocare un ruolo di regia e coordinamento che poche altre realtà istituzionali sono oggi in grado di giocare in Italia e che si presta bene a rafforzare l’identità e la riconoscibilità pubblica dei GAL quale agenzia di sviluppo locale.
A tal fine possiamo infatti mettere a frutto il considerevole bagaglio di reti e rapporti allacciati nel tempo con aziende agricole, amministrazioni comunali, associazioni di categoria, realtà cooperative, gruppi di volontariato. Un bagaglio di relazioni che ci mette nella condizione di essere soggetti di riferimento per la rigenerazione del patrimonio boschivo e fondiario a livello locale e interlocutori privilegiati per istituzioni regionali, nazionali ed europee. Ci aiuta in questo anche la possibilità di sfruttare strumenti tecnologicamente avanzati per la mappatura e il monitoraggio del patrimonio naturale come quello presentato recentemente al convegno “Affrontare l’abbandono” organizzato dal GAL dei Castelli Romani e Monti Prenestini.
In tale prospettiva è necessario che investimenti e risorse adeguate siano indirizzati al sostegno dell’associazionismo fondiario e forestale nella prossima programmazione 2028-2034. Ma è necessario altresì che assumiamo collettivamente la strategia della ricomposizione fondiaria e della gestione associata a denominatore comune, facendone un tema di programmazione e promozione unitaria. Ciò favorirà negli anni a venire il confronto e l’apprendimento reciproco da interventi che a livello locale saranno necessariamente impostati e declinati in maniera differenziata in funzione dei diversi contesti, dei diversi attori e delle diverse esigenze delle singole realtà locali.
Nella cornice dell’associazionismo fondiario e forestale potranno infatti rientrare interventi di vario tipo, incentrati di volta in volta sulla prevenzione di rischi idrogeologici e incendi, sulla conservazione e la trasmissione di saperi e mestieri selvicolturali, sull’uso di terreni recuperati per iniziative di agricoltura giovanile e agricoltura sociale, o per attività di educazione ambientale organizzate da scuole, gruppi di volontariato e istituti educativi. Non ultimo, la gestione associata potrà anche essere l’occasione buona per sperimentare le certificazioni per lo stoccaggio del carbonio e valorizzare economicamente le risorse naturali attraverso crediti vendibili sul mercato.
Una grande sfida, che non possiamo mancare.
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